Memorie simili

Esiste un luogo preciso nella memoria di ognuno di noi dove affiora, con contorni appena sfumati nel tempo, una forma che d’improvviso ci appare, collegandoci ad un determinato luogo e momento. A quella prima immagine se ne sono sovrapposte altre con il tempo, ora scovate nelle sale di un museo o nelle pagine di un libro, ora inconsapevolmente cercate in un viaggio; così,athanasius-kircher-saint-andrews-copy-of-a-large-fold-out-plate-print-engraving-detail-turris-babel-tower-of-babel-amsterdam-c-1679 riscoprirne lo svettante profilo all’arrivo in un posto prima sconosciuto, significa ritrovare un punto di riferimento sicuro, sapere che li si sarebbe provato, aldilà delle distanze di spazio e di tempo ormai passate, l’originario sentimento di protezione e di rifugio. Un simbolo, dunque, un archetipo che ha esercitato lo stesso potere di suggestione che, in aggiunta ad ogni fatalità concreta, da sempre ha avuto sugli uomini, come forma dell’inaccessibile da esplorare e percorrere fino a raggiungere, al culmine, la luce e nello stesso tempo come luogo di aspirazioni, di ascensione protesa verso una conoscenza soprannaturale che spinge da sempre l’intuito dell’uomo.

Secondo A. Kircher nella sua tra “Turris Babel” del 1679 la costruzione avrebbe dovuto raggiungere la luna, avrebbe richiesto almeno 3426 anni di lavoro da parte di 4 milioni di uomini; ma una volta compiuta, in seguito all’eccessivo peso, avrebbe provocato il capovolgimento del nostro pianeta.

Per fortuna questo fatto non si è mai verificato, né mai si verificherà; ma si è verificata invece sin dai tempi più remoti, illusione dell’uomo di raggiungere il cielo mediante costruzioni verticali; o quantomeno l’incredibile attrazione di una spinta verso l’alto come metafora di uno svincolarsi dalla terra, di un divenire, indipendenti dalla forza di gravità, dall’attaccamento al suolo.

Sollevarsi dalla superficie terrestre emulare le montagne, guardare dall’alto: queste sono le vere ragioni che spinsero l’uomo all’invenzione della stele.
Stele intese come scultura, architettura, musica e percezione. Quindi la verticale, attraverso tutta la sua carica simbolica formale e strutturale, ha ispirato da sempre opere d’arte presso tutti i popoli ed in tutti i tempi, in una varietà sconvolgente di formalismo e concezione.
Ogni artista, ovviamente, ha realizzato la sua opera mantenendosi fedele al proprio stile; in alcuni casi si nota questa immagine come elemento basilare della composizione; in altri l’aspetto piuttosto decorativo che la stessa viene ad assumere; in altri ancora il riferimento consapevole alla stele come elemento a un tempo morfologico e simbolico con l’intenzione di una simbologia sessuale.

In questi appuntamenti mensili si cercherà di riassumere le motivazioni che alcuni degli artisti che preferisco, in epoche profondamente diverse tra loro, hanno cercato di rappresentare nella forma poetica più consona al loro stile. Tenendo conto di quello che più mi interessa cioè l’elemento simbolico, che è capace di mettere nell’opera d’arte un contenuto esplicitamente simboleggiante: l’ascesa, l’aspirazione dell’uomo verso l’alto, la sua auspicata e mai raggiunta “scala per il paradiso”. La stele, quindi come simbolo, e dunque una rappresentazione universale, che spesso si prolunga verso il basso, il profondo, in un nesso cosmico lo Zenit ed il Nadir.

Michele Baccarini

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